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Il Marchese di Roccaverdina

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Capuana, Luigi 33 occorrenze

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Modica?», domandò Titta. «Un signore di Spaccaforno ... Gliel'aveva scritto un amico di qui. Die' la notizia a mio marito ... E sono accorsa, con la

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?», egli domandò chinandosi su la giacente. «Non so; mi sono sentita male tutt'a un colpo. Ora mi par di star meglio», rispose la marchesa con voce

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certi fatti non fanno comodo ai materialisti, essi fingono di non vederli. Ma i fatti non per questo non sono veri, non per questo rimangono annullati

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diceva: «Non sono più niente per voscenza ! Mi scaccia come una cagna arrabbiata. Che ho fatto? Che ho fatto?». Se non che ora gli sembrava di non aver

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soldi o gratis, minestre di riso e pane. Al Municipio sono in faccende per metterle su.» Tacquero. La signorina Zòsima, la maggiore delle Mugnos, non

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prima parlargliene voi. Merita questo riguardo. Non vorrei che ella vedesse in me una nemica. Le donne come lei sono sospettose. Vi ha chiamato sempre

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sono così; uno più ladro dell'altro. Bruti! Anime di animali in corpo umano.» E pronunziava queste parole con aria misteriosa scrollando la testa

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mai, ora, delle macchine e della Società Agricola ... In quanto a donne, egli è uscito di razza. Tutti i Roccaverdina sono stati famosi donnaioli: il

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che respira! Posso essere dappertutto? Non sono Domineddio!» Era l'ultima vampata. «Che c'è di nuovo?», poi domandò rabbonito d'un tratto

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piedi, e accennandogli di sedersi. «Sono venuto per pregarvi di avvisare la signora Mugnos, per domani ... » «Ah! Finalmente!» «E per sentire, avanti

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mani scoppiando in singhiozzi. Poi, levata in alto la mano destra, aveva gridato: «Signore, lo giuro al vostro divino cospetto: sono innocente! E se

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sciupare queste povere trentamila lire. Impiegatene due terzi soltanto nelle costruzioni della Società Agricola fondata da me. Io sono qui per

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insolitamente a fargli una visita. «Vedete, caro cugino! Sono più cristiano di tutti voialtri; dimentico le offese. Non vi dispiacerà, spero, che sia venuto a

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tranquilla, che sono entrata di forza.» E attraversando stanze, e spalancando usci, e frugando, si rivedeva là non da serva, come aveva detto alla

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nostri olii sono buoni appena per saponi o per macchine, e abbiamo intanto le migliori ulive del mondo. Io ho prodotto vini, così, per saggio, da

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avesse voglia di scherzare sul punto di ragionare di affari seri; pure rispose: «Non me ne sono più occupato. Ma di questo riparleremo un'altra volta

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a ogni assalto, pareva dovesse schiantarsi. «Mettetevi a letto; fate una buona sudata!» «E i poveretti che muoiono di fame? Per questo sono qui.» «Ah

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suo tempo, se i nostri peccati non vi mettono ostacolo.» «Voi fate penitenza per tutti, voi», soggiunse la baronessa. «Io sono più peccatore degli altri

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.» «Tu conosci le mie intenzioni.» «Vi sono grato e vi ringrazio, zia!» «Il mio testamento è in mano del notaio Lomonaco. Non vorrai costringermi a

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! Sono uno stupido forse? Il corridoio qui ... Un uscio. Un altr'uscio. E così avremo un salottino avanti il salone! Capisce, sì o no?». E rivolgendosi

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le mani, come soleva quando era di buon umore. «Quel che gli Spiriti non possono vuotare, sono certi cervelli dove non c'è niente», replicò don

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scaletta, egli avea domandato da dietro la porta: «Chi siete? Che volete?». «Aprite, don Silvio! Sono io.» «Oh, signor marchese!», egli esclamò stupito

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persuaderete, finalmente, che io non sono un allucinato, né un pazzo. Vi sono persone», soggiunse con severo accento, «che posseggono facoltà speciali

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Il cavalier Pergola trovò il marchese che sbraitava ancora: «Sono padrone io in casa mia! O che? Dovevo chiedere il permesso al canonico Cipolla

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presa quasi di prepotenza; ed io ho dovuto appollaiarmi su le rampe delle Pietrenere, che sono rampe maledette!» «Con questa pioggia però ... » «Là, a

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impicciarsi di politica, né d'amministrazione comunale, né del papa, né dei conventi! «Bado ai fatti miei, signor canonico! E, vedete, i fatti miei sono laggiù

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fucilata! ... E così, ora ecco Neli Casaccio che dal gabbione delle Assise, alzando la mano destra e piangendo, gridava: «Sono innocente! Sono

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aperto, ha detto Gesù. La verità vuol esser ricercata insistentemente, con animo puro e disinteressato. Voi e tutti coloro che sono nella vostra

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consiglieri eletti da noi. Se scegliamo male, la colpa è nostra ... ». «Precisamente; ed è impossibile sceglier bene. Le persone oneste non sono sfacciate

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un'infamia, una grande infamia! ... Non capisci, dunque? L'ha amata fino a diventare assassino per essa! ... Te lo dicevo! Io non sono mai stata niente, oh

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carabinieri sono andati ad arrestarlo. Guardate, là, nella Piazzetta delle Orfanelle ... » Al chiarore della luna, essi poterono scorgere il gruppo dei

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palliduccia ... » «Niente mi sento, zia. Sono sempre stata un po' pallida.» «Un mese fa eri diventata rosea; sembravi un'altra. Ora tua madre n'è un po

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?» «Sono pronte, al sette per cento; impossibile per meno. Quel canonico è un gran strozzino, quantunque servo di Dio!» «Allora sarà meglio ricorrere

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